Sergio Unia è uno scultore che ama il tuttotondo e la dolcezza delle superfici. Nella sua ricerca figurale, oltre alle doti che gli derivano da una conoscenza approfondita della tecnica della fusione in bronzo, è costante la componente dinamica, l’apparenza cioè di un’azione che imprime alle sue figure una motricità non sospesa, bensì afferrata nella scansione di un attimo. Leggi tutto…
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Il lavoro di Sergio Unia trova significativo spunto dal valore dell’esperienza del quotidiano, in particolare sulla figura femminile, quale congeniale corrispondenza tra arte e vita, e quale referto ideale e reale, appunto, a cui attingere continui e fragranti elementi poetici di straordinaria vitalità espressiva, in forma di sintesi estetica delle forme nello spazio, alla ricerca continua dell’armonia e dell’equilibrio, del ritmo e della leggerezza. La scultura nell’opera di Sergio Unia racchiude in sé non solo la grandezza della riscoperta di un’arte e di una tecnica straordinaria e antica quanto l’uomo, ma il significato del suo operare umanissimo e quotidiano è il valore stesso della bellezza. Bellezza quale apparizione, rivelazione, ma anche autenticamente e poeticamente pienezza di luce nella forma. Scultura come “nostalgia della bellezza” compresa nell’armonia dell’universo. Nostalgia come espressione e comunicazione di bellezza, nell’arte nuova: mithos contemporaneo. Ecco allora come, nella scultura di Sergio Unia, bellezza è rivelazione racchiusa nello stesso atto del fare scultura. Perché nell’atto della creazione della forma e del suo significato sta l’incanto della sua azione. La scultura, al di là della materiale apparenza, è prima di tutto rivelazione di un atto spirituale, di un sentimento interiore. Nell’opera di questo vero scultore la ricerca della forma e della figurazione si sostanzia nella fragranza poetica e nella vibrazione interiore d’un volto, o nella vivida epidermica leggerezza del corpo di una donna. “Vorrei fare figure che volano, leggere, che esprimono in questo modo la gioia della vita, la creatività, curiosità del futuro, l’emozione della scoperta, la scoperta del movimento e della leggerezza” Così ci rivela lo scultore. Leggerezza come qualità armonica del movimento nello spazio e nel tempo, nel senso bene inteso ad esempio da Italo Calvino nella sua prima “Lezione americana” Bellezza come lampo di luce, lampo di verità, che ci sorprende ad ogni incontro, e ci precede e ci coinvolge sia nella fisica che nella metafisica della visione. Nella bellezza si manifestano la ricerca e il bisogno di libertà propria dell ‘uomo. E così la scultura assurge ad appassionata e, trepidante, emozionante ricerca della realtà della v1ta, ideale ed essenziale insieme.
Giorgio Auneddu

Il suo lavoro sembra indifferente alle inquietudini plastiche che agitano gli artisti di oggi. Vive in una dimensione quasi fuori dal tempo, collegandosi, apparentemente senza soluzioni di continuità, alle lezioni dei nostri migliori scultori figurativi della vecchia generazione.
E. Poli, 1997

L’amore per la donna e quello e per la scultura coincidono.. Un  amore che percorre tutto il suo dettato, che costituisce l’insostituibile dimensione della visione della realtà, che scandisce silenzi, angosce, speranze, solitarie attese, trepidanti incontri.
Angelo Mistrangelo, 1999

Le sue mani corrono veloci, delicatissime sulla creta, la sua è manipolazione lieve ma concisa, vibrante ma sintetica […] i primi gessi patinati ispirati all’infanzia e all’adolescenza, come le prime terrecotte dedicate alla figlia Marcella (poi a Rossana) si permeano di una impalpabile morbidezza di tocco.
Adele Menzio

Il modellato è sensibilissimo. In anni in cui tanti scultori rifiutano il colpo di pollice Unia modella la terra o la cera con le dita.
Renzo Guasco